Giovanni CESCA

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APPUNTI di GIOVANNI CESCA PER GLI STUDI PITTORICI SULLE COMPOSIZIONI MUSICALI “MERIDIANE” DI MARIO PAGOTTO
36° FESTIVAL INTERNAZIONALE DI MUSICA “ILLUMINAZIONI”- PORTOGRUARO 3 settembre 2018 - Municipio

 

1. LENTA HORA CELERITER ANNI (2’, 08”)

Due elementi formali convivono: nella parte superiore della composizione quello più disteso ( che chiamo canto ) rappresenta l’Ora in un flusso tenue e dolcemente arcuato. Le figure circolari immerse nella luce sottolineano un andamento di pacatezza. Al contempo, in tutta la composizione ( quasi un basso continuo ) è presente una sequenza ritmata, incalzante, sentita come rappresentazione degli Anni che scorrono sempre più velocemente: anni variegati cromaticamente in quanto, quelli reali, non si ripetono mai allo stesso modo. Cambia sempre qualcosa, dalla situazione personale all’interazione con il mondo che emette a sua volta segnali sempre diversi. Tra il segno verticale che scandisce la presenza dell’Anno e lo spazio tra un segno e l’altro, c’è una graduale e sempre maggiore riduzione di tale spazio fino a scomparire verso la fine della sequenza.



2. LUCEM DEMONSTRAT UMBRA (3’, 12”)

Presenze sonore piene di forza e chiarezza formali, tradotte come Entità in uno spazio sconfinato che ho percepito come affascinanti elementi sospesi, stretti parenti dei meravigliosi “ Monti Alleluia di Avatar”. Nemmeno quella lingua di terra in basso può togliere l’Energia sospesa di quelle Forme-suono. E poi se teniamo presente che c’è anche la necessità di rappresentare il fatto che è l’Ombra a far conoscere la Luce, si può facilmente comprendere la scelta inevitabile e conseguente del rapporto chiaro-scuro nella rappresentazione di tali forme. La negazione della luce rappresentata dal nero evidenzia e marca la luce bianca interna caratterizzata da cerchi e segni diversificati per sottolineare la singolarità di ogni forma-suono.



3. HOMO TEMPUS METIRIT TEMPUS OMINEM (2’, 33”)

“ L’uomo” è stata la guida che mi ha portato a confrontarmi con la composizione musicale. Qui è stato il pensiero a fare da tramite nella realizzazione della parte dipinta. E così ho trovato che poteva corrispondere al contenuto concettuale il rimando al riferimento al tempo greco: Crònos per identificare il Tempo Misurato e Kairòs per il Tempo Interiore. Un cerchio dalle varie tonalità verdi evoca l’orologio la cui circonferenza è segnata dalle varie lettere greche della parola Cronos nei punti corrispondenti alle ore. Mentre il flusso violaceo che attraversa il cerchio rompe qualsiasi schema o misurazione e indica l’Anima dell’Essere Tempo-spazio.



4. NUNC TUNC (2’, 29”)

I suoni di questa composizione sono accompagnati da forme che scandiscono il tempo-spazio e guardano a un dopo in perenne divenire non prevedibile. Questo crea un’atmosfera un po’ spiazzante, fatta di possibilità espresse , di speranze, di prospettive. Ciò ha guidato il percorso spaziale articolato su tre parti sovrapposte da leggere in sequenza una dopo l’altra: come se si trattasse di un racconto che si sta svolgendo un po’ per volta. L’informalità di alcuni colori dai toni gialli e ocra che scivolano dentro ai rosa-viola rappresentano la duttilità delle situazioni che possono avere varie evoluzioni, non programmabili prima dell’identificazione e dello sviluppo di uno stadio quantomeno elementare della loro essenza. Lo spirito di ricerca è stata un punto forte per venire a capo della composizione



5. CARPE DIEM ( 1’, 59”)

Un ritmo persistente dà inizio alla composizione per scomparire in una sorta di sospensione carsica, per riemergere più in là come un flusso continuo fino alla conclusione. Ho pensato poi alla rappresentazione del “cogliere l’attimo” nel punto di passaggio della clessidra tra un Prima e un Dopo che nella rappresentazione visiva ho concretizzato con il rosso e il blu. Le piccole forme contenute nei singoli colori rispondono all’azione da compiere con l’intensità dinamica di un piccolo triangolo e all’azione compiuta risolta nell’armoniosità del cerchio. Nel punto di passaggio tra le due parti della clessidra il colore si annulla e diventa luce: la Luce dell’Azione compiuta nell’ ”attimo colto”. Ritmo musicale e elaborazione del pensiero trovano la loro sintesi in questa composizione espressa con forme nette.



6. FESTINA LENTE (2’, 34”)

L’incedere della composizione è risolto in una linea quasi zigzagante che dall’alto al basso percorre orizzontalmente lo spazio costruendo un tessuto di passaggi formali e cromatici che ogni tanto riposano in dilatazioni dai toni variegati. Il festina lente può essere considerato un ossimoro anche nella proposta compositiva che vive nella sottile contraddizione tra forma e slittamento della stessa in una sorta di altra forma-ombra. Ma potrebbe essere considerato, tale slittamento, anche eco della forma stessa impossibile da contenere e quindi vivo nella contraddizione del suo stesso esistere. Forma e non-forma o forma-ampliata, quindi, convivono nel duttile dispiegarsi della visione.



7. CUM UMBRA NIHIL, SINE UMBRA NIHIL (1’, 38”)

Due situazioni cromatiche evidentemente differenti nel tono guidano l’approccio alla rappresentazione : la composizione musicale continuamente puntinata da suoni cristallini, convive con un lento dispiegarsi di un racconto sonoro, divenuto canto, che accompagna dolcemente l’andare sospeso verso un domani. Il canto si trasmuta in linea-forma-arcuata rossa pregnante di sensualità dolcemente intensa, accompagnata da accensioni luminose di giallo che sembrano fare da guida nell’incedere disinvolto di questa apparizione di spazi e punti di Vita sull’abisso del Nulla.



8. TEMPORE TEMPORA TEMPERA (3’, 33”)

E’ questa, forse, la composizione più ricca di spunti concettuali che mi hanno portato ad immaginare il soggetto come riflesso sulla superficie di uno specchio. La linea verticale centrale è lo specchio: linea simmetrica, elemento nodale di tutta la composizione. Noi spettatori guardiamo la scena come se stessimo seduti sulla poltrona di un teatro. Gli attori sono i suoni ampi e dilatati che a loro volta hanno suggerito una forma acquerellata pur presente nella sua energica verticalità, ma altrettanto aperta e interlocutoria con le varie sequenze temporali che scandiscono lo spazio e che misurano l’Aiòn ( il tempo di una vita ). Tutto è sospeso nell’azione che il Tempo mette in atto nel temprare il tempo stesso costruendone la solida fortificazione. E’ un po’ come fare i conti con ciò da cui non si può prescindere ed è quanto nella visione concettuale ,ma anche reale , si traduce in contatto con la propria Essenza.



9. FUGIT IRREPARABILE TEMPUS (1’, 33”)

L’efficace incalzare delle forme musicali ritmate suggeriscono l’ incedere del Tempo tradotto visivamente con una caduta di colori in forma di coriandolo. Questo elemento, sviluppato in opere degli anni ’80, mi è ritornato ora pertinente a rappresentare il tema. Le sonorità brillanti sembrano sottolineare il fascino del frammento temporale che ho assimilato alla piccola forma di colore sempre timbrico, vivace. Tutto si regge nell’efficacia della seduzione momentanea costruita sulla velocità-brillantezza del colore-forma. Tutto è destinato ad assecondare un percorso che per caduta va irreparabilmente dall’alto verso il basso. In questo processo vivono degli accadimenti luminosi, le sorprese nell’imprevisto, i contatti veloci e forieri di sempre nuove aperture.



10. SOL OMNIS LUCET (2’, 42”)

Una Luce-Suono centrale si propone con magnanimità al di sopra di qualsiasi speculazione improntata al giudizio e alla classificazione. E’ la Luce-Sole che splende veramente su tutto e su tutti in termini di Tempo e di Spazio. Alcuni segni o tracce a volte naturali altre volte concettuali, rimandano a questa totalità che abbraccia esseri e situazioni storiche alquanto diverse tra loro: le mani dipinte sulle caverne preistoriche stanno accanto al mondo animale rappresentato dall’aquila in volo oppure vicino al segno del mondo vegetale rappresentato dalla foglia, mondo assai più antico di quello dell’uomo. In alto il segno matematico dell’infinito è la presenza della coscienza di essere come elemento significativo nella percezione del tutto. E poi le due frecce di colore rosso e blu collegate tra loro che guardano su direzioni opposte come rappresentazione del mondo visibile e di quello non visibile.

 

 

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